Con gli occhi chiusi, Federigo Tozzi.

13Aveva quelle indefinitezze profonde e persistenti, senza nome e senza meta; che lasciano una traccia anche quando sono passate, come si vede se è passata l’acqua su la rena.

Con gli occhi chiusi è un romanzo che fonde in sé l’800 e il 900, è un romanzo moderno, realista, spoglio da costruzioni stilistiche barocche, una sferzata di frusta vera e propria che fende l’aria già arida di per sé. Leggerlo è come guardare le mani di un contadino, vederle spaccate ed arse dal sole, secche, sanguinanti, nodose, abbrutite. Tozzi non si concede uno schema di trama ben preciso, non crea una storia che si interseca in altre storie per poi riprenderne le redini avviandosi così ad una conclusione personale, piuttosto si arroga il diritto di dar voce all’Io inespresso di un ragazzo, in un’epoca ancora ben poco permissiva verso la psicologia della azioni e dei pensieri. La storia è molto semplice, ci si trova difronte ad una famiglia di stampo patriarcale che pressa e coercizza e ad un ragazzo che tenta di non soffocare, che tenta di capire, di provare emozioni; ed è qui che ci si scontra con la prima differenza sostanziale rispetto ad altri romanzi, quel “patriarcale” ne è la chiave. Il complesso di Edipo non ha più una connotazione differente di genere, si schianta completamente sul padre. Vi è una crudezza indefinibile tra le righe, i dialoghi sono stringati, freddi, violenti nell’oppressione continua su un figlio che non sa come comunicare l’effettivo disagio di ritrovarsi con obblighi che non sente suoi o schiavo di situazioni che non lo lasciano libero di crescere. Per tutto il tempo che servirà alla lettura di questo libro, la sensazione che si avvertirà sarà una lenta costrizione continua, triste e solitaria, una realtà di provincia spiegata per quella che era, asserragliata e stantia, disgregante umanamente, con al centro questo ragazzo che deve attendere che sia la morte a dargli lo spazio che ha sempre chiesto e che, infine, verrà deluso anche da quell’amore cieco che lo porta a muoversi.

Tozzi, autore di nicchia, molto poco conosciuto, assieme a Gadda, Svevo, Pirandello, riesce a mettere al centro della sua storia una soggettività ed un vuoto esistenzialista portante che il romanzo ottocentesco copriva con ostentazioni e melodrammi, e vi riesce in modo pulito, senza giustificare tale scelta con personaggi su personaggi che confondono. Con gli occhi chiusi non è certo un libro da leggere al mattino, tra uno spostamento e l’altro di lavoro, è un libro che richiede l’oscurità lambente di qualche manciata di notti, ha bisogno di tempo per essere assorbito, ha bisogno del compromesso del lettore che non dovrà farsi risucchiare e rendersi cieco allo stesso modo del protagonista, ma dovrà distaccarsi dallo strato polveroso di una confessione raccontata e affondata in un tempo ormai, si spera, passato, per capire appieno l’importanza dell’apertura e della condivisione.

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