Ho visto partire il tuo treno, Elsa De’ Giorgi.

9Il Novecento italiano, parecchio inflazionato dalla routine liceale ben poco esplicativa ed esaustiva, è ancora oggi poco conosciuto, nella sua totalità. I romanzi o i racconti novecenteschi hanno trame frazionate, per lo più, o addirittura mai portate a compimento, come ad esempio accadde per Gadda ne La cognizione del dolore. Questo, in genere ma non per forza, pregiudica un eventuale approccio, qualora si decida di leggere gli scrittori di maggior influenza del secolo, lo invalida e lo rende ostico ancor prima che la scrittura realista venga assorbita in lettura. Calvino, per me, è stato uno di questi. Uno scrittore che non è mai riuscito a rendermi partecipe di quel grigiore umanistico che lo ha contraddistinto ed accompagnato nelle sue pubblicazioni. C’è sempre stato un velo di impenetrabilità nei suoi scritti, non sono mai riuscita a cogliere il fulcro del malessere o dell’effimero, cosa a cui gli scrittori melodrammatici dell’ottocento mi hanno invece abituata. Una tale riservatezza elegante non comprensiva del dissanguamento personale su carta mi ha sempre lasciata al margine, ferma nel chiedermi “Cosa manca?”. Riflettendoci, alla domanda: “Come si può, in una fase di stallo, trovare un ulteriore stimolo che porti ad una più profonda interpretazione?” la risposta, quasi casualmente, mi è apparsa chiara posando gli occhi sulla libreria: le lettere ed i diari: la corposa controparte alla frammentazione letteraria novecentesca sono le corrispondenze epistolari ed i diari scritti in prima persona. Grazie ad una fitta corrispondenza o al proprio Io, si può attuare un percorso inverso di conoscenza, si può comprendere prima ancora che lo scrittore, la persona dietro gli scritti e se questo, spesso, non ha un risvolto positivo, è comunque un aiuto per rischiarare le zone d’ombra che alcuni libri hanno. Nel caso di Calvino, mi sono affidata ad Elsa De’ Giorgi ed al suo “Ho visto partire il tuo treno”, che per quanto nasca come spettro socialistico del primo decennio dopo la Resistenza, riesce anche a condensare al suo interno la loro storia, definita da Maria Corti: “Il carteggio d’amore più bello del novecento”, come si evince dalla prefazione. Elsa, quindi, nero su bianco, imprime le vicissitudini di una vita onde evitare, come dirà nel libro, che “una mano ignara e presuntuosa ne profanasse la verità”. Inizia così una vera e propria mostra, un lunghissimo corridoio espositivo ed accogliente da percorrere, di dissertazioni, descrizioni, sentimenti, opinioni, considerazioni, scrittori messi a nudo, registi, teatro, salotti, amicizie ed inimicizie, arte, scrittura, storicismi, amori, dramma, morti e, soprattutto, descriverà senza riserve della storia che ebbe con Calvino, sin dal loro primo incontro, avvenuto nel 1955.
Sin da adolescente, Elsa ha una vita piena, prima grazie al cinema, poi dedicandosi al teatro che diventò la sua reale vocazione. All’età di 34 anni, sposa Sandrino Contini Bonacossi, figlio di un’influente famiglia che vantava collezioni d’arte tra le più prestigiose al mondo, di cui poi egli stesso si occuperà dopo la morte del padre. Un amore tenero, il loro, un matrimonio tranquillo, materno, dolce, ricco di stimoli ed ambienti ricercati, frequentati da artisti tra i più noti dell’epoca. Dopo sette anni, in circostanze ben poco chiare, però, Sandrino scomparve nel nulla, lasciandola in balìa di un terribile silenzio. Un silenzio che Elsa sopportò stoicamente per amore suo, per non arrecargli danni ulteriori, perché la scomparsa poteva attribuirsi a debiti finanziari e perché da moglie riuscì a tenere salde le circostanze. L’incontro con Calvino avvenne pochi mesi prima della scomparsa del marito, ad una conferenza a cui Elsa partecipò proprio per incontrarlo, in quanto suo redattore de “I coetanei”; Sandrino, a conferenza conclusa, mentre tornavano verso casa, le disse: “Attenzione. Calvino si innamorerà pazzamente di te. Forse è già innamorato. Ma tu non puoi scherzare con lui come fai con i tuoi corteggiatori: è un uomo dirompente”. Accadde così, Italo si innamorò di Elsa, irrimediabilmente. Le fu vicino nell’assenza di Sandrino, consapevole di star vivendo un amore che presupponeva un allontanamento qualora quell’assenza venisse ricolmata, consapevole di quanto un amore così momentaneo fosse già un amore fantasma. Col passare del tempo s’accorgeva di quanto Elsa fosse per lui una sorta di specchio in cui guardarsi, confrontarsi, un intelletto stimolante che amplia le vedute, una donna complessa, sfaccettata, anticonformista, fonte sgorgante e voluttuosa di pensieri che gli sarebbero poi valsi anche negli innumerevoli rimandi personali dei suoi scritti (basti pensare a Cosimo e Viola, ne Il Barone rampante). Se fino ad allora Calvino aveva avuto una visione dell’amore molto marginale e non necessaria nella vita di un poeta, dopo iniziò a considerarlo un sentimento capace di colmare la vita grazie a gesti incastrati nei ricordi. Siamo abituati ad un Calvino ombrato, silente, austero, grigiastro nelle sue giornate torinesi, con un senso di incompiutezza derivante dal non aver avuto responsabilità verso nessuno, un uomo che si autoaccusa costantemente, scostante, prudente, sospettoso, silente e persino giudicante, alle volte. Grazie a questo libro, invece, e alle parole care di Elsa, i fumosi contorni di un giovane uomo si rischiarano e diventano più docili, teneri, meno assertivi; una rigidità che viene ammorbidita dallo stupore attonito nel dirle, in un soggiorno estivo a Caponero: “Cara, tu sei il mio primo amore”, ripetendo piano a se stesso questa manciata di parole, scoprendosi. Aveva 33 anni e l’impressione malinconica che tutto ciò avesse intrinseca una fine già scritta. Si percepisce, quindi, nell’intero scorrere dei capitoli, l’uomo, oltre che lo scrittore, le sue elucubrazioni, i suoi stimoli, i suoi raffinati pensieri intimi, la sua curiosità.

“Ho visto partire il tuo treno” è un libro autobiografico, sostanzialmente, corposo nella sua scrittura positivamente dispersiva, e porta con sé nomi quali: Palazzeschi, Vittorini, Montale, Pasolini, Levi, Magnani, De Filippo, Camerini; porta con sé un dopoguerra di rinascite, molte storie, curiosità, aneddoti, oltre che lo sguardo indulgente verso un amore terreno che fu importante per Elsa e per Calvino, nonostante tutto. Un lento percorso di conoscenza, letterale e non, che si snoda attraverso gli strascichi di una guerra e le glorie della Resistenza che, senza dubbi, merita di essere letto.

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