Le notti difficili, Dino Buzzati.

5Buzzati è stato il più grande favolatore di verisimiglianza che abbiamo avuto. I suoi racconti spiccano nel panorama letterario per quel filo sottilissimo e continuo di allegorie tra il satirico, l’ironico ed il fantastico. Quel velo alzato sulla realtà e mosso dalle languide ventate della fantasia, intrecciano brevi ma intensi scritti che in essi accolgono svariati temi, cari a Dino, quali: l’attesa, l’inquietudine, l’indifferenza, la spavalderia della giovinezza in contrasto alla rassegnazione della vecchiaia, le ambizioni, le sue montagne, l’amore per i cani, l’incanto che le cose di ogni giorno portano addosso, la massificazione della società, l’assuefazione, le domande insolute che rimbombano a notte fonda, l’amore, la malattia e le angosce, le ansie, le apparenze, le scelte e le loro inevitabili conseguenze, la morte, i cambiamenti. Le notti difficili, inoltre, è la sua ultima raccolta di racconti, selezionati e corretti qualche mese prima della sua morte, con la consapevolezza della malattia da un paio di anni, e che ad uno sguardo più vasto, che si sposta dai singoli componimenti, lascia trasparire quanto la morte desaturata a suon di umorismo nero e chirurgiche prese di coscienza permeasse nella realtà di ogni suo ultimo giorno.

Tendenzialmente, per un lievissimo senso di incompletezza che traspare a primo acchito, si è convinti che i racconti, per brevi o più lunghi che siano, non possano apportare lo stesso incatenamento di una trama più corposa quale è quella di un romanzo. Un romanzo trascina, un romanzo concretizza, un romanzo ha corpo, inizio, fine, svolgimento, si avverte il sofferto incedere dello scrittore nelle parole, si è persuasi dalla fiducia che emerge dalla fatica immaginata dell’atto stesso della battitura che succhia via energie, vita e sentimenti dello scrittore. Insomma, paradossalmente, quanto più si è ormai assuefatti da ritmi veloci e cadenzati nella realtà delle proprie esistenze, tanto più siamo attratti da un’infinita serie di parole concatenate che ci regalano, letteralmente, del tempo. La poesia nasce intrinseca, la poesia sovviene, la poesia scorre e fluisce, affiora come acqua sorgiva; il romanzo si espande, prende spazio e corpo, ha una gestione addirittura personale assieme alla mano che lo dispiega, si accomoda e fa un po’ come gli pare, mettendo in luce personaggi, ambientazioni, risicando il senno di chi deve trovarvi accordi a pari merito nella stesura; il racconto, invece, è una schioppettata, un fischio finissimo, breve, intenso, impattante, uno sconquasso del terreno che si apre, una faglia a cielo aperto che mostra corrucciata e dannata i suoi segmenti di punteggiature e spazi bilanciati con la speranza di non squarciarsi completamente. La tensione descrittiva presente in Buzzati, di ampio respiro, tenuta su sia dalla commozione suscitata dagli avvenimenti, sia dallo schiocco di risa che sale non appena si afferra il senso della morale capovolta da quella a cui comunemente siamo abituati, diffonde magia e rende le proprie, di notti, meno opprimenti. Le notti difficili, non è altro che la sua ultima replica, la sua ultima fervente risposta alla vita che sente scorrere via e che cerca di esorcizzare col sarcasmo di chi non ha più nulla da perdere e neanche da costruire. Domenico Porzio, nell’intima prefazione, scrive: “C’è, forse, da chiedersi da quale intuizione segreta, da quale scoperta di verità nascosta, oltre il crinale della terrena vanità umana, lo scrittore abbia ricevuto quel trasalimento e quella cristallina forza requisitoria contro la banalità e la stupidità dell’affanno, del peccato, dell’omissione, della cattiveria. Da quale specchio di fede, cioè, egli, vuoto di Dio, avesse attinto quella immagine di ferma dignità cui si attenne congedandosi dagli amici e dai lettori e firmando l’estremo messaggio de Le notti difficili. Probabilmente dalla misteriosa bellezza del creato che, fin dall’infanzia, gli parlò col profilo incontaminato delle sue montagne”.

Buzzati si accomiata, quindi, né più né meno, con la sua solita delicatezza, avviandosi silente verso un altro viaggio, l’eterno viaggio che un’anima affronta in solitudine e senza appigli, lasciando a noi mortali il suo conforto, da leggere in quelle notti che ci appaiono troppo lunghe perché il giorno prossimo sembri una salvezza. Cinquantuno racconti, qualche centinaio di pagine, una struttura narrativa difficilmente eguagliabile, una gamma di sentimenti e di percezioni voluminosa, spessa, un solo uomo che si allontana nell’unico modo che non lo spaventa: scrivendo. Questo, è Le notti difficili.

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