Stralcio / 1.

C’era sempre il pericolo, con un tipo come me, di diventare o un santo o un fanatico.
̶  Non un pazzo, eh?
̶  Jamais!
̶  Ma una specie di scemo, è così?
La risposta fu: sì e no. Avevo un profondo senso religioso, una tendenza metafisica. C’era più di un pizzico del crociato, in me. Ero umile e arrogante insieme, un penitente e un inquisitore. E via dicendo.
̶  E tu pensi che una conoscenza più profonda dell’astrologia servirebbe a superare queste tendenze?
̶  Non direi proprio questo,  ̶  rispondeva lui.  ̶  Direi semplicemente che ti aiuterebbe con maggior chiarezza… a leggere nella natura dei tuoi problemi.
̶  Ma io non ho problemi, – ribattei. – A meno che non siano di natura cosmologica. Sono in pace con me stesso… e col mondo. È vero non vado d’accordo con mia moglie. Ma nemmeno Socrate andava d’accordo con la sua, se è per questo. Oppure…
Mi interruppe.
̶  Benissimo, – attaccai io, – dimmi una cosa: cosa ha fatto l’astrologia per te? Ti ha permesso di correggere i tuoi difetti? Ti ha aiutato ad adattarti al mondo? Ti ha dato la pace e la serenità? Perché ti gratti come un pazzo?
L’occhiata che mi diede mi bastò a dirmi che l’avevo colpito sotto la cintura.
̶  Scusami, – dissi, – ma tu sai che spesso sono rude e brusco a ragion veduta. Non è mia intenzione disprezzarti o prenderti in giro. Ma ecco quello che vorrei sapere. Cos’è che vale di più: la pace e la serenità oppure la sapienza? Se essere più ignorante ti rendesse un uomo felice, cosa sceglieresti?
Potevo indovinare la sua risposta. Era che in tali faccende non avevamo scelta.
Non ero affatto d’accordo. – Forse, – dissi, – io sono ancora troppo americano. Vale a dire, ingenuo, ottimista, credulone. Forse tutto quello che ho ottenuto dai fruttuosi anni trascorsi in Francia è stato un rafforzamento e un approfondimento del mio spirito interiore. Agli occhi di un europeo, cosa sono, io, se non un americano fino all’osso, un americano che espone il suo americanismo come una piaga? Ti piaccia o no, io sono un prodotto di questa terra dell’abbondanza, uno che crede nella sovrabbondanza, uno che crede nei miracoli. Qualsiasi privazione abbia sofferto, era affar mio. Non rimprovero altri che me stesso per i miei dolori e le mie afflizioni, per i miei insuccessi, per i miei errori. Quello che, secondo te, avrei potuto imparare grazie ad un approfondimento dell’astrologia, l’ho appreso dall’esperienza della vita. Ho fatto tutti gli sbagli che può fare un uomo… ed ho pagato lo scotto. Sono tanto più ricco, tanto più saggio, tanto più felice, se posso dire così, che se avessi scoperto attraverso lo studio e la disciplina il modo di evitare le insidie e i trabocchetti che costellano la mia strada… L’astrologia riguarda le cose in potenza, vero? A me l’uomo in potenza non interessa. Mi interessa ciò che l’uomo attua, o realizza, del suo essere potenziale. E che cos’è l’uomo in potenza, dopo tutto? Non è forse la somma di tutto ciò che è umano? Divino, in altre parole? Tu pensi che io stia cercando Dio. Non è vero. Dio è. Il mondo è. L’uomo è. Noi siamo. La piena realtà, questo è Dio: e l’uomo, e il mondo, e tutto ciò che è, compreso l’innominabile. Io sono per la realtà, se vuoi. E cos’è l’astrologia? che c’entra con la realtà? Sì, qualcosa ha a che fare. Come l’astronomia, come la biologia, come la matematica, come la musica, come la letteratura; e come le vacche in campagna e i fiori e le erbacce, e il letame che li riporta in vita. Sotto certi aspetti alcune cose sembrano esser più importanti di altre. Certe cose hanno valore, altre no, diciamo noi. Mentre tutto è importante e ha valore. Se consideri la cosa da questo punto di vista, sono pronto ad accettare anche la tua astrologia…
– Questo è un altro dei tuoi sfoghi, – disse lui, alzando le spalle.
– Lo so, – risposi. – Abbi solo un po’ di pazienza. Dopo verrà il tuo turno… Ogni tanto mi ribello, anche contro le cose in cui credo con tutto il cuore. Devo attaccare tutto, compreso me stesso. Perché? Per semplificare le cose. Sappiamo troppo… e troppo poco. È l’intelletto che ci mette nei pasticci. Non l’intelligenza. Di quella non ne avremo mai abbastanza. Ma sono stanco di ascoltare gli specialisti, stanco di ascoltare l’uomo che ha solo una corda al suo arco. Non nego la validità dell’astrologia. Ciò cui mi oppongo è farsi schiavi di un punto di vista qualsiasi. Si capisce che ci sono affinità, analogie, corrispondenze, un ritmo celeste e un ritmo terreno… come sopra, così sotto. Sarebbe il caos, se non fosse così. Ma sapendolo, accettandolo, perché non lo dimentichiamo? Perché non lo rendiamo una parte vivente della nostra vita, voglio dire, qualcosa di assorbito, assimilato e distribuito attraverso ciascun poro del nostro essere, e così dimenticato, alterato, utilizzato nello spirito e al servizio della vita? Odio la gente che deve filtrare tutto attraverso l’unica lingua che sa, sia l’astrologia, sia la religione, lo yoga, la politica, l’economia o qualsiasi alta cosa. In questo nostro universo, l’unica cosa che mi mette in imbarazzo, che mi fa capire che è divino e al di là di qualsiasi conoscenza, è che esso si presta così facilmente a ogni genere di interpretazione. Qualsiasi definizione formuliamo, è giusta e sbagliata allo stesso tempo. E, qualsiasi cosa pensiamo dell’universo, non lo altera in nessun modo…
– Ma fammi tornare al punto da cui sono partito. Abbiamo tutti delle vite diverse da vivere. Vogliamo tutti crearci condizioni quanto più possibile scorrevoli e armoniose. Vogliamo tutti estrarre la piena misura della vita. Dobbiamo darci ai libri e ai professori, alla scienza, alla religione, alla filosofia, dobbiamo saperne tanto, e tanto poco!, per seguire il sentiero? Non possiamo svegliarci del tutto e capire queste cose senza la tortura che ci costringiamo a subire? (…)
Capire i propri problemi, essere in grado si sviscerarli più profondamente, eliminare quelli non necessari, nulla di tutto questo ha più un vero interesse per me. La vita come un peso, la vita come un campo di battaglia, la vita come un problema: questi sono tutti modi parziali di vedere la vita. Spesso due righe di poesia ci dicono di più, ci danno di più, del tomo più ponderoso di un erudito. Per imprimere a qualcosa un vero significato, bisogna renderla poetica. L’unico modo in cui accetto l’astrologia, o qualsiasi altra cosa, quanto a questo, è sotto forma di poesia, di musica. Se la visione astrologica porta nuove note, nuove armonie, nuove vibrazioni, è servita allo scopo: per me. La sapienza appesantisce l’uomo; la saggezza lo intristisce. L’amore per la verità non ha niente a che fare con la sapienza o la saggezza: è al di là dei loro confini. Qualunque sia la certezza che si possiede, è oltre il regno della prova. C’è un vecchio adagio che dice: «Ce ne voglion di tutti i tipi, per fare il mondo». Esatto. Ma lo stesso discorso non regge per i punti di vista o le opinioni. Metti insieme tutti i quadri, tutti i punti di vista, tutte le filosofie, e non hai una totalità. La somma di tutti questi angoli visuali non fa e non farà mai la verità. La somma di tutta la sapienza è una maggior confusione. L’intelletto perde il controllo di sé. La mente non è intelletto. L’intelletto è un prodotto dell’io, e l’io non può essere mai fermato, mai soddisfatto. Quando cominciamo a sapere quel che sappiamo? Quando abbiamo smesso di credere di riuscire mai a sapere qualcosa. La verità viene con la resa. Ed è muta. Il cervello non è la mente: è un tiranno che cerca di dominare la mente.
– Che c’entra tutto questo con l’astrologia? Nulla, forse, oppure tutto. Per te io rappresento un certo tipo di Capricorno; per uno psicanalista sono qualcos’altro; per un marxista un altro esemplare ancora, e così via. Che c’entra tutto questo con me? Che mi importa di come funziona il tuo apparecchio fotografico? Per vedere una persona nella sua interezza e per ciò che è, bisogna usare un altro tipo di macchina fotografica; bisogna avere un occhio ancora più obiettivo dell’obiettivo della macchina fotografica. Bisogna saper vedere attraverso le varie sfaccettature i cui riflessi scintillanti ci accecano nascondendoci la vera natura di un individuo. Più apprendiamo, meno sappiamo; più la nostra attrezzatura è vasta, meno siamo capaci di vedere. È solo quando smettiamo di cercare di vedere, quando smettiamo di cercare di sapere, che vediamo e sappiamo sul serio. Chi vede e sa non ha alcun bisogno di occhiali e teorie. Tutti i nostri sforzi e le nostre lotte hanno l’aria di una confessione. È un modo per ricordarci che siamo deboli, ignoranti, ciechi, inermi. Mentre non lo siamo affatto. Siamo tanto grandi e tanto piccoli quanto ci permettiamo di pensare che siamo.
– A volte penso che l’astrologia deve aver avuto inizio in un momento della evoluzione in cui l’uomo aveva smarrito la fiducia in se stesso. Oppure, per dirla in altre parole, quando ha perduto la sua interezza. Quando volle sapere invece di essere. La schizofrenia ha avuto inizio molto tempo fa, non ieri o l’altro giorno. E quando l’uomo si spaccò, si spaccò in miriadi di frammenti. Ma anche oggi, spezzato com’è, può recuperare la sua interezza. L’unica differenza tra l’uomo del tempo di Adamo e l’uomo di oggi è che il primo è nato per il paradiso e l’altro se lo deve creare. E questo mi riporta al problema della scelta. Un uomo può dimostrare di essere libro soltanto scegliendo di esserlo. E può agire in tal senso solo quando si renda conto che è stato proprio lui a togliersi la libertà. E, per me, questo significa che l’uomo deve lottare per strappare a Dio i poteri che gli ha dato. Quanto più Dio ritrova in se stesso, tanto più diviene libero. E più è libero meno decisioni deve prendere, meno scelte ha da fare. Libertà è un termine improprio. Certezza va meglio. Infallibilità. Perché, se si mira alla verità, c’è sempre un solo modo d’agire per ogni situazione, non due o tre. La libertà implica la scelta e la scelta esiste nella misura in cui siamo coscienti della nostra inettitudine. Chi inetto non è non ha bisogno di pensare, si potrebbe dire: sa quello che vuole, ha la strada fatta.
– Dirai che sono uscito dal seminato. Ma non è vero. Parlo un’altra lingua, ecco tutto. Dico che la pace e la gioia sono alla portata di tutti. Dico che la nostra natura sostanziale è divina. Dico che non ci sono limiti, né al pensiero né all’azione. Dico che siamo solo uno, non tanti. Dico che siamo qui, che non potremo mai essere altrove salvo che attraverso la negazione. Dico che vedere le differenze è creare le differenze. (…)
– C’è un’altra cosa che vorrei dire, per chiudere l’argomento una volta per tutte. Riguarda i nostri problemi quotidiani, soprattutto il problema della pacifica convivenza, che sembra essere il problema principale. Quello che dico io è che se andiamo incontro all’altro con piena coscienza della nostra diversità e delle nostre divergenze non impareremo mai le cose che occorrono per stabilire un rapporto naturale e serio. Per arrivare a qualcosa con un altro individuo è indispensabile scavare in profondità, fino a quel comune substrato umano che esiste in tutti noi. Non è un processo difficile, non c’è bisogno di essere uno psicologo o un lettore del pensiero. Non è necessario conoscere una virgola delle caratteristiche astrologiche degli altri, della complessità delle loro reazioni a questa o a quella cosa. C’è un sistema semplice e diretto per trattare tutti i tipi, ed è quello di trattarli con franchezza e onestà. Passiamo la vita cercando di evitare le ingiurie e le umiliazioni che possono infliggerci i nostri vicini. Una perdita di tempo. Se ci liberassimo delle paure e dei pregiudizi, potremmo affrontare l’assassino con la stessa tranquillità con cui ci accostiamo al santo. Mi stufo di tutte queste chiacchiere sull’astrologia quando vedo la gente studiare il proprio oroscopo per trovare una via d’uscita alle malattie, alla povertà, al vizio, o a qualsiasi altro guaio. Mi sembra un penoso tentativo di sfruttare le stelle. Parliamo del fato come qualcosa che ci sovrasta; dimentichiamo che ci creiamo noi stessi il nostro fato ogni giorno che passa. E per fato intendo i dolori che ci colpiscono, che sono il semplice effetto di cause non tanto misteriose come vorremmo far credere. La maggior parte dei malanni di cui soffriamo possiamo collegarla direttamente alla nostra condotta. L’uomo non soffre delle devastazioni create dai terremoti e dai vulcani, dai nubifragi e dalle maree; soffre per le proprie cattive azioni, la propria stupidità, la propria ignoranza e il disprezzo delle leggi di natura. L’uomo può eliminare la guerra, può eliminare le malattie, può eliminare la vecchiaia e forse anche la morte. Non ha nessun bisogno di vivere nella povertà, nel vizio, nell’ignoranza, nella rivalità e nella competizione. È in suo potere maturare tutte queste condizioni. Ma non le potrà mai mutare finché si preoccuperà esclusivamente del proprio destino individuale. Immagina un medico che rifiuta la sua opera per il pericolo di infezioni o di contagio! Siamo tutti membri di un solo corpo, come dice la Bibbia. E ci facciamo tutti la guerra l’un l’altro. Il nostro corpo fisico possiede una saggezza di cui noi, che ci stiamo dentro, siamo privi. Gli diamo ordini che non hanno alcun senso. Non c’è nulla di misterioso nelle malattie, nei delitti, nella guerra, nelle mille e una cosa che ci perseguitano. Vivete con semplicità e saggezza. Dimenticate, perdonate, rinunciate, abdicate. Devo proprio studiare il mio oroscopo per comprendere la saggezza di una condotta così semplice? Devo vivere l’ieri per godere il domani? Non posso forse cancellare istantaneamente il passato, cominciare subito a vivere la mia vita nuova… se è proprio questa la mia intenzione? Pace e gioia… Io dico che sono nostre, basta domandare. Giorno per giorno, è proprio quello che ci vuole per me. Nemmeno questo, in realtà. Oggi, e basta! Le bel aujourd’hui! Non era il titolo di un libro di Cendrars? Dimmene uno migliore, se sei capace…
Naturalmente, non declamai questa tirata tutta in una volta, e nemmeno con queste precise parole. Forse molte cose ho solo immaginato di dirle. Non importa. Le dico adesso, se non le dissi allora. L’avevo tutta in mente, non una volta sola, ma spesso. Prendetela per quel che può valere.

Henry Miller, Paradiso Perduto.

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