Nel male e nel bene, Laura Valzan.

Nel male e nel bene è una raccolta autoriale, edita da Europa Edizioni, di una giovane donna che, grazie alla poesia, esteriorizza coscientemente una dualità emotiva, incarnandola nel mito fiabesco di Odile ed Odette, da “Il lago dei Cigni”. Odile ed Odette, rappresentano due riflessi irradiati dal medesimo specchio: il riflesso del male che sovrasta il bene ed il riflesso del bene che sovrastato dal male risorge dalle acque scurite dal sortilegio, per librarsi in una morte chimerica nel favore di una delicatezza dei sensi raffrontata. Se ci si permette un’astrazione concettuale, potremmo addirittura affermare che la poetizzazione del mito di Odile ed Odette si estende alla forzatura esterna che si subisce riguardo l’illusoria perfezione richiesta ed esigita dal mondo esterno confezionato, nel caso di Odile, e alla rafforzatura interna che si crea, rinascendo in un atto sublimativo che si affranca dal dolore contraente e si immerge in un unico centro traslucido che smette di ristagnare nei suoi stessi riverberi, nel caso di Odette.

Vedere impressa su carta una giovinezza femminile che disvela il presagio ed il sentore di un’Odile che incrina le sue mezze punte, le sue malinconie, le sue tristezze, un amore presente ma non concretizzato, ha una sua austerità ben precisa: non si dissolve nella tenerezza spesso richiamata dalla gioventù, se letta in uno scatto avanzato di vita; così come la morbidezza e la pazienza della danza di Odette, permea le pagine di confidenzialità verso il proprio Io, riconosciuto.

Leggere poesie, col passare del tempo, sta diventando un atteggiamento di nicchia stigmatizzato dall’ossessiva ricerca di storie, di trame, di leggerezze descrittive che possano distrarci dal lavoro che ci occlude, dalle incombenze giornaliere, dal doversi sempre dimostrare impeccabili, infallibili, al passo con i tempi e con la realtà ma anche predisposti al futuro ad ogni costo, pressioni che inevitabilmente ci sfiancano e ci orientano verso una perpetua ricerca di distrazione nel poco tempo libero dalle convezioni che rimane, cosa tra l’altro sacrosanta. In poche parole, si ha la distorta percezione che leggere poesie sia più difficoltoso ed incomprensibile di quel che, di fatto, è. Il sistema scolastico, in primis, arriva difficilmente ad una programmazione letterale più recente, tendendo così ad un approccio poetale con tipologie di poesie più sintattiche, con interpretazioni prosaiche che ne aumentano gradualmente la distanza. La poesia contemporanea, soprattutto, per via questo distaccamento, sbiadisce in un marasma di forme di scrittura più immediatamente identificative per il lettore. Per contrasto, quindi, uno dei consigli che più mi permetto di dare, riguardo le letture che si ha voglia di intraprendere, che siano racconti, saggi, romanzi ecc., è quello di comprare anche, al contempo, un libro di poesie. La concezione poetica, l’inclinazione poetica, non è strettamente legata alla scrittura poetica, anzi, è piuttosto una coltre che ricopre, tramite la sensibilità personale, ogni cosa alla quale ci si avvicina. Tutti, se disposti a riconoscerlo, abbiamo una tendenza poetica, ma laddove viene soffocata dalla mancata abitudine, perché di abitudine si tratta, prima ancora che di gusto personale, si attua una privazione inconscia complessa da reintegrare. La poesia non deve rappresentare la persona che siamo, il lettore che siamo, deve far sì che la persona che si è possa giungere ad una dischiusione emozionale tale da sentirsi accolti nel testo e in quello che, in un dato periodo storico, il testo rappresenta e dichiara. Il linguaggio di Nel male e nel bene, riesce, per l’appunto, in questo: compie una mediazione linguistica che non respinge la comprensione, non ostracizza lo spettro emotivo pur conservando fedelmente la genesi poetica comunicativa, con un parapetto di ricordi che creano cancellate ben definite, seppur scrostate.

Quanto può sopportare un corpo umano?” si chiede la scrittrice, prima di tendere le dita verso un rinnovo fisiologico e mentale, Molto, diremmo precipitosamente da lettori, ed è vero: Odile ed Odette sopportano una sacrilega schiavitù intemperia, una schiavitù che diverrà condivisione e si aprirà con volteggi di piume immacolate, in un lago acquietatosi.

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