Poesia / 5.

Primavera che a me non piaci, io voglio
dire di te che di una strada l’angolo
svoltando, il tuo presagio mi feriva
come una lama. L’ombra ancora sottile
di nudi rami sulla terra ancora
nuda mi turba, quasi anch’io potessi
dovessi
rinascere. La tomba
sembra insicura al tuo appressarsi, antica
primavera, che più d’ogni stagione
crudelmente risusciti ed uccidi.

“Primavera”, Parole (1933-1934), Umberto Saba.

Poesia / 4.

Forse un fruscio di bicicletta ancora
col sabato dolce ti svia
per alberi e bivi di pioggia
e trepide nebbie di fuoriporta,
angelo forestiero, passeggera
colomba inventata e perduta.
E forse già immemore t’allontani
dal viso che fu nostro, e nel giro
delle tue gambe lunghe, nel volo
lieve della tua gonna di cotone,
un altro anno, un’altra storia si consuma.
Ma io qui rimasto a contare
le cicatrici della sabbia, le collere
dell’acqua che s’annera, io così povero
da non potere neanche me donare,
che cosa farne del tuo ricordo,
dei colori di te che si scancellano?
Una figura almeno per i miei viaggi a mani vuote,
malinconica voce anniversaria,
versi da leggere solo una volta,
scritti dietro una busta.

“A Sesta Ronzon, dovunque si trovi”, Asta deserta, L’amaro miele, Gesualdo Bufalino.

Poesia / 3.

In un campo
io sono l’assenza
del campo.

È
sempre così.
Ovunque io sia
io sono ciò che manca.

Quando cammino
divido l’aria
e sempre
l’aria rifluisce
a riempire gli spazi
in cui era stato il mio corpo.

Abbiamo tutti motivi
per muoverci.
Io mi muovo
per tenere insieme le cose.

“Tenere insieme le cose”, Mark Strand.